Repubblica .. La condizione umana secondo i Virginiana Miller

Il primo lunedì del mondo è un vortice che scompagina anche il dolore. «Girano al vento le foglie, le buste di plastica bianca e i pensieri di ieri e le nostre parole non fanno più male così». È il terminal di tante irresolutezze: «Cosa vuoi che faccia adesso: vuoi che resti o vuoi che vada? Vuoi che resti in piedi o vuoi che cada?». E la rampa di lancio di un nuovo inizio, inaspettato: «Cerco qualcosa da fare se doveva piovere e invece c’è il sole, comincia così. Oggi è il primo lunedì del mondo e ho chiuso la porta alle spalle, ora scendo giù». Il primo lunedì del mondo è l’ultimo disco dei Virginiana Miller, sofisticatissimo gruppo livornese molto noto agli intenditori ma che si muove ancora in una modalità stealth rispetto ai radar della grande programmazione radiofonica. Ed è un peccato enorme perché è un disco bellissimo, come non se ne sentiva da tempo nell’esangue panorama italiano.Il mondo dei Virginiana è un bric à brac di immagini sbreccate, di sensazioni agrodolci…. continua su La Blog Page dell’autore su Repubblica.it

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Vogliamo dialogare con voi..

Qualche tempo fa con alcuni dei vm si scherzava sull’opportunità di censire i fans della band..
quando son presente ai concerti dei vm vi osservo e mi chiedo da cosa nasca il vostro legame con la band, cosa vi ha portato a imparare a memoria i loro testi, cosa vi spinge a farvi centinaia di km per vederli dal vivo, qual è la vostra esistenza ogni santo lunedì del mondo (come ogni martedì, mercoledì, etc.. 🙂 )

Mi si è fatto notare che ultimamente l’attività di questo blog non è stata più ‘brillante’; questo blog (così come quello della band) vuol essere uno strumento di servizio, ma non inteso in senso univoco, con l’unica pubblicazione di recensioni, interviste, date dei concerti.. no! Questo blog nasce dalla nostra esigenza vitale di conoscervi, di condividere la nostra passione, di offrire idee, critiche, di svelare emozioni.. abbiamo bisogno di dialogare con voi..

Ajò, non siate timidi..

L * Z / A

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INDIEeye

Sono passati quasi quindici anni da “Gelaterie Sconsacrate”, il folgorante esordio dei Virginiana Miller. Nel frattempo decine di gruppi sono nati e morti, cavalcando per qualche mese l’onda della novità e del successo o presunto tale. I sei livornesi invece sono ancora lì, al loro posto, a fare dischi semplicemente bellissimi, pieni di canzoni perfette, ricche di idee sia dal punto di vista melodico che da quello dei testi;

Leggi il resto qui

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..Due sono le cose: o non avete ancora ascoltato “Il Primo Lunedì del Mondo”. O non siete più vivi..

La prima considerazione che ho fatto sul nuovo album della band livornese è stata; “C’è un gallo in copertina”. Questo significa che l’Insonnia (domenicale?) descritta nell’ultimo brano del precedente album Fuochi Fatui d’Artificio ha ceduto finalmente il passo al sonno ed al risveglio portato dal gallo raffigurato in copertina o dalla “bella canzone” di “Lunedì con la quale probabilmente i Virginiana vengono dolcemente svegliati per iniziare la giornata.

La seconda considerazione che affiora, questa volta ascoltando il disco ripetutamente, è data dal fatto che l’album sembra splendere di un’aura più ottimista, tanto nei testi quanto nelle sonorità, o almeno mostra una minore tensione emotiva rispetto al passato, basta ascoltare la solarità della succitata “Lunedì” o quel “giurami che resteremo giovani felici e sempre in bilico sopra queste superfici” di “Acque Sicure” o la finta spensieratezza de “L’Angelo Necessario” (brano contenuto nel film “La Prima cosa bella” del conterraneo Virzì con il quale hanno girato pure il video di “Lunedì”) con il suo sentirsi disposti a diventare qualsiasi cosa (“sono un’icona/la più bizantina/sono le tue aspirazioni/sono aspirina/ per il tuo mal di testa di questa mattina”) pur di sentirsi presi in considerazione; o ancora la generazione myspace intenta a crearsi una nuova vita, molto spesso dimenticandosi che la vita reale è un’altra, vantandosi dei 2500 amici in “L’inferno sono gli altri”, per avvertire una nuova fase compositiva che pianta i piedi ben saldi nel presente.

Ma non ci sono solo onde, sole e amicizie vere o fittizie a rivelarsi in questo nuovo capitolo perchè ritroviamo momenti più intimi e riflessivi come nel dolce incedere de “La Risposta” con la sua calma e decisa dichiarazione d’amore in quel “e alle tue domande la risposta è che voglio te” mentre sempre nello stesso brano c’è un “In fondo in fondo resto sul fondo e mi nascondo” che rimanda le mie memorie a quel “Ogni fondo in fondo è una rincorsa per chi ha fiato ancora da buttare” cantata in “Arrivederci Addio” da Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, dove però nel primo caso si ha la voglia di ripartire nonostante le parole siano pesanti come sassi mentre nel secondo lo spleen resta appiccicato addosso desiderando solo di diventar più leggero. Nell’album trova spazio anche un lato ancora inedito dei Virginiana; “Frequent Flyer”, brano di apertura totalmente cantato in inglese, con il suo passo scuro affida ad archi e fiati il clima greve che si respira. Ma il meglio arriva verso la fine con quel piccolo capolavoro dal titolo “Piccolo Oggetto (a)” nella quale il desiderio brucia fino a diventare ossessione in un crescendo sonoro che regala non pochi sussulti.

Seguono a ruota la morbida e adombrata “Cruciverba” tenuta per mano dal clarinetto basso di Beppe Scardino (il ruolo dei fiati in tutto l’album è molto più incisivo rispetto ai precedenti dischi), oramai presenza fissa e preziosa per la band; La radioheadiana, almeno nell’incipit iniziale, “Il Presidente” con la quale i nostri regalano un po’ di vigore rock prima di scivolare nel senso di fallimento delle parole de “La carezza del Papa” dove Simone fa un mea culpa dichiarando “non ho avuto nè figli/ nè gloria o potere/ soltanto canzoni/ che non canta nessuno/che non cambiano niente/che non legano il sangue/spero tu mi perdoni” e che cita a modo suo Papa Giovanni XIII cantando “Tornando a casa stasera/ troverete i bambini/dategli quella carezza del Papa/ ma anche un calcio nel culo va bene”. L’album si chiude con la cover dei Rokes “È la pioggia che va” (anche quest’ultima presente nel film di Virzì), lievemente sotto tono rispetto alla bellezza generata nei brani precedenti.

La band cesella con esperienza l’album nei minimi dettagli e Simone Lenzi si dimostra nuovamente abile paroliere, solidificando il proprio linguaggio espressivo e delizia in modo naturale e geniale con le sue parole; “un disco che sfuma e rimane la cenere”, “metto lenzuola davanti agli specchi/se l’ultima cosa che hai detto è stata rifletti” sono solo alcune delle gemme disseminate nel disco, il quale se fosse un libro sarebbe pieno di sottolineature da memorizzare.

Pensate che il meglio dei Virginiana Miller sia già stato detto/cantato/suonato in “Fuochi fatui d’artificio” o “La verità sul Tennis”?

Allora due sono le cose: O non avete ancora ascoltato “Il Primo Lunedì del Mondo”. O non siete più vivi.

(Rettifica: ho scritto che Frequent Flyer è il primo brano cantato totalmente in inglese, non ricordando che anche Touring machine, contenuta in “la verità sul Tennis”, è cantata in inglese.)

(Antonio Capone)

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Recensione Il Primo Lunedì del Mondo su NerdsAttack

Qui la recensione appena sfornata di Il primo Lunedì del Mondo su NerdsAttack. Grazie a MariaGloria Fontana, che aveva già scritto anche un ottimo articolo sulla serata di presentazione del disco al Circolo degli Artisti.

Forse tutto è cambiato o cambierà. “È questo il modo in cui finisce il mondo“, scriveva Eliot. Ma per i Virginiana Miller la fine coincide con l’inizio

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Alta Fedeltà – La Voce di Mantova

Marcus scrive su Il Primo Lunedì del Mondo


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Da Šostakovič ai Virginiana Miller, la risposta c’è

Da Šostakovič ai Virginiana Miller, la risposta c’è _ divagazione in forma di passi di Daniele Frongia.

E’ finalmente uscito il nuovo album dei Virginiana Miller: “Il primo lunedì del mondo”(Zahr/Altrove).  E anche in questo caso occorre scomodare un sostantivo molto impegnativo: un capolavoro. Ma questa non è una recensione del loro album (in rete e su questo blog ne trovate moltissime, decisamente migliori della mia): è una piccola digressione su Dmitrij Dmitrievič Šostakovič.

Ma andiamo con ordine e partiamo dal gruppo livornese: uno dei motivi che rende i Virginiana Miller unici è la convergenza perfetta e poetica tra musiche, parole e atmosfere. E non è cosa da poco. In Italia abbiamo una lunga tradizione di esperimenti falliti: perfino Giuseppe Verdi ha commesso qualche errore, con alcune scene tragiche del Macbeth inopportunamente accompagnate da musiche troppo leggere e allegre.

Ma la convergenza, da sola, non basta. E non mi riferisco all’equilibratura. Facciamo un esempio: il testo dell’allitterazione ittica in tutti i luoghi e in tutti i laghi non è il massimo, esattamente come le note che lo accompagnano: un’incredibile convergenza nella discarica dell’immondizia musicale. Fortunatamente, però, l’universo artistico dei Virginiana Miller è tutta un’altra letteratura e galleggia su acque ben più sicure. Bastano pochi secondi di ascolto per rendersene conto, e pochi secondi non bastano mai. Ecco perché decine di migliaia di persone hanno succhiato lo streaming del loro album su rock.it e ora ne fanno incetta nei negozi e ai concerti.

I testi dei Virginiana Miller, così ricchi da spingere un professore dell’Università di Princeton a scriverci un libro su testi e contesti, sono sempre una scoperta sorprendente, senza una sillaba di troppo, senza una sbavatura, senza nulla che non sia bellezza e grazia. Dentro ci puoi trovare Dante, Eraclito, Sartre, Eliot e, banalmente, ci stanno bene, a loro agio: mai una citazione ostentata, mai una forzatura. Simone Lenzi, voce e testi del gruppo, ne è convinto: “Le nostre canzoni, nonostante queste citazioni, restano canzonette, comprensibili a tutti”.  E a questo proposito scrive  Nur Al Habash
: “E’ tuttora impossibile categorizzare i Virginiana Miller in un genere o paragonarli a qualcuno se non a loro stessi, perché raramente si riesce a cantare poesie di una bellezza disarmante facendole passare per innocue canzoni pop“.
Limitarsi alle parole è un errore: i Virginiana Miller sono anche ottimi musicisti, così bravi che renderebbero decente anche un testo di Nek (forse ora sto esagerando). E ci sono, anche, le citazioni musicali, volontarie o involontarie, che confermano il loro grande talento. Una per tutti: il leitmotiv dell’anno dello scambio culturale Italia-DDR è l’incipit di un preludio di Šostakovič.

E il confronto con il compositore russo è tutt’altro che azzardato, dato che anche lui ha scritto musica non rispondente ai canoni imposti dai media e dalla moda del tempo; ha sperimentato i giornalisti del giornale locale che scrivono male: “Šostakovič fa caos anziché la musica”; ha composto diverse colonne sonore di film (i Virginiana Miller sono presenti sia in Cosmonauta che in La prima cosa bella); come Simone Lenzi, ha più volte visitato la Germania dell’Est;  ha scritto musiche contro il nazismo, senza però parlare di guerra; somiglia spaventosamente ad Antonio Bardi, il chitarrista; è morto solo dopo aver pazientemente atteso la nascita di tutta la band; ora riposa in un cimitero moscovita pieno di vento.

Insomma anche Šostakovič, di cui mi faccio ambasciatore terreno su questo blog, sarebbe d’accordo con me nel dirvi: investite ‘sti 15 euro nel loro ultimo cd, verrete ricompensati da musiche e parole che legano il sangue.

Желаю приятно провести время… !

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